Archeologia: nuovo tempio di Hekate
Per oltre un secolo, il piccolo edificio situato all’interno del Santuario del dio lunare anatolico Men Askaenos, nella provincia di Isparta, è rimasto un enigma archeologico. Dopo i primi scavi condotti tra il 1912 e il 1913, la struttura era stata attribuita a Demetra, la dea greca dell’agricoltura, e indicata genericamente dagli studiosi come il “Piccolo Tempio” ma oggi, dopo quasi due decenni di nuove indagini e analisi approfondite, un team di ricerca guidato dal professor Mehmet Özhanlı della Süleyman Demirel University ha finalmente svelato la vera identità del luogo di culto: l’edificio era in realtà dedicato a Hekate, una delle divinità più antiche e complesse dell’Anatolia.
Si tratta di una scoperta eccezionale, poiché regala alla Turchia il suo secondo tempio di Hekate storicamente e archeologicamente documentato, affiancandosi al celebre santuario di Lagina. La correzione della precedente teoria si basa su solide argomentazioni sia teologiche che materiali. Il professor Özhanlı ha evidenziato come l’associazione con Demetra fosse priva di fondamento, poiché la dea dell’agricoltura non aveva alcun legame concettuale con il dio lunare Men. Hekate, al contrario, soprattutto nella sue evoluzione greca e romana, condivideva con Men una forte simbologia legata alla luna, ai misteri della notte, alla protezione degli spazi di transizione e al regno dell’oltretomba. La dea veniva infatti raffigurata, dal V secolo a.C. circa in poi, nella sua forma triformis (con tre corpi e tre teste) e con un alto copricapo sormontato da una luna crescente L’attribuzione trova conferma diretta nei reperti emersi sia nelle prime esplorazioni del Novecento sia nelle recenti campagne di scavo, durante le quali sono stati recuperati rilievi e statuette raffiguranti la dea. Un ulteriore indizio fondamentale proviene da un altro cantiere diretto da Özhanlı nella vicina Antiochia di Pisidia, dove gli archeologi hanno rinvenuto due sepolture rituali di cani sacrificati. Essendo il cane l’animale più sacro a Hekate, la scoperta conferma in modo inequivocabile la profonda diffusione del suo culto nell’Anatolia interna.
Dal punto di vista architettonico, il tempio subì ingenti danni durante la fase di cristianizzazione dell’Impero Romano, periodo in cui molte strutture pagane vennero smantellate o abbandonate, riducendosi oggi principalmente alle sole fondamenta. Ciononostante, gli elementi superstiti consentono di ricostruire con precisione la pianta originaria, suddivisa in un portico d’ingresso (pronaos), una cella centrale (naos) riservata esclusivamente al sacerdote e un vano posteriore (opisthodomos). Al centro del naos è ancora visibile il basamento ottagonale in pietra che un tempo sosteneva la statua di culto. Oggi la scoperta non solo risolve un dubbio durato 113 anni e restituisce a Hekate il suo ruolo nel panorama religioso dell’antica Pisidia, ma apre anche nuove prospettive per il sito. Poiché gran parte dei blocchi di pietra originali si trova ancora sparsa attorno all’edificio, il team del professor Özhanlı ha intenzione di lavorare nei prossimi anni per rialzare le strutture superstiti, restituendo al tempio la sua forma originaria a beneficio di studiosi, visitatori e appassionati della storia antica.
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