|  | 

Estia ed Ermes: Il Fuoco e l’Asse del Mondo

Condividiamo con piacere questo articolo scritto dalla nostra LeoNora Boschi:

Desidero condividere con voi un aspetto delle ricerche che ho svolto per approfondire le mie conoscenze sulla mia Dea Matrona (la greca Estia, Vesta per i romani); in particolare il binomio Estia/Ermes e la riflessione che tali approfondimenti mi hanno portata a fare. La nostra cultura è apparentemente lontana dal mondo sciamanico, vi sono tuttavia conservate tracce profonde di quella stessa visione del cosmo. Spesso pensiamo che lo sciamanesimo appartenga solo ai popoli “altri”, alle steppe, alle foreste o ai deserti; eppure, se scaviamo con attenzione nei miti della nostra tradizione, ritroviamo gli stessi simboli universali: il fuoco centrale, l’asse del mondo, il viaggio tra i piani dell’essere. Nel pantheon greco, Estia ed Ermes custodiscono proprio questo sapere arcaico: lei come fuoco immobile del centro, lui come via di comunicazione tra i mondi. Attraverso di loro possiamo riconoscere l’eco di un’antica origine sciamanica, un sapere dimenticato ma mai scomparso, che ancora oggi ci parla del legame tra il fuoco interiore e il viaggio dell’anima. Nel cuore di ogni casa antica ardeva un fuoco. Non era solo una fiamma domestica, ma il centro del mondo: un luogo in cui il visibile e l’invisibile si toccavano. Nel pantheon greco a custodirlo c’era Estia, Dea del Focolare, (ma anche della casa, della famiglia e del Tempio) principio immobile e sacro della vita. Accanto a lei, (o meglio, in movimento intorno a lei) Ermes, messaggero, attraversava le soglie, collegando la casa al mondo, la terra al cielo, i vivi agli spiriti (psicopompo e viandante dei tre mondi). Come scrive Jean-Pierre Vernant: “Estia rappresenta la stabilità del centro, Ermes la comunicazione tra gli spazi; insieme, disegnano la mappa del mondo greco” (Mito e pensiero presso i Greci). Questa coppia divina racchiude un’antica verità cosmica che si ritrova, sotto forme diverse, in molte culture sciamaniche. Nel linguaggio universale dei simboli, Estia è il fuoco centrale, cuore immobile del cosmo, mentre Ermes è l’asse del mondo, la via che attraversa i tre piani dell’esistenza. Nel loro incontro si rivela lo stesso principio che, in Siberia, prende la forma del focolare e del palo della yurta: al centro brucia la fiamma degli antenati, e dal fuoco s’innalza il palo che lo sciamano percorre nei suoi viaggi verso il cielo o gli inferi. Mircea Eliade, nel descrivere questa struttura, scrive che “ogni fuoco sacro è posto al centro del mondo, e ogni centro è una porta verso gli altri piani dell’essere” (Il sacro e il profano). Il fuoco di Estia, come quello dei popoli nomadi, non si sposta mai: è la presenza che radica, il luogo della memoria, la quiete al centro del movimento. Ermes, invece, non si ferma mai: viaggia, media, attraversa. È il soffio che dal centro si irradia, la corrente che collega il mondo degli uomini con quello degli Dei. Karl Kerényi nel suo saggio: Ermes, guida delle anime, descrive il Dio come “colui che apre le vie, l’uomo della soglia, il messaggero che viaggia tra luce e ombra”. È una definizione che si avvicina molto alla figura dello sciamano: anch’egli attraversa le soglie, guida le anime, parla il linguaggio del mezzo, quello che unisce. Nella cosmologia greca, Estia ed Ermes formano una coppia complementare: lei custodisce il fuoco che dà senso al mondo, lui assicura che quel mondo resti in comunicazione con l’altrove. In termini simbolici, rappresentano ciò che lo sciamano vive nel rito: accendere il fuoco sacro nel cuore, “l’Estia interiore” e poi salire o scendere lungo l’asse della propria coscienza, “l’Ermes interiore”. Come scrive Ioan Petru Culianu, “il viaggio estatico non è fuga, ma ritorno al centro attraverso il movimento; è il percorso della coscienza lungo l’asse del mondo” (I viaggi dell’anima). Anche Georges Dumézil, nel suo studio sugli dèi indoeuropei, riconosce in Ermes la funzione mediatrice, quella che unisce gli estremi e tiene in equilibrio le forze del cosmo. Estia, al contrario, incarna la funzione sacerdotale, la custodia del fuoco e dell’ordine. Insieme, ricreano l’antico asse delle funzioni sacre: conservazione e movimento, centro e passaggio, radice e respiro. Walter Otto, con il suo linguaggio poetico, riassume questa tensione nel dire che “Estia è il silenzio al centro della casa divina; Ermes è il vento che entra e porta notizie” (Gli dèi della Grecia). E Roberto Calasso, molto più tardi, coglierà lo stesso mistero nel definire Ermes “il dio che danza attorno al fuoco di Estia”: immagine perfetta del movimento che nasce dalla quiete, dell’estasi che si radica nel centro. Così, nelle cosmologie sciamaniche come in quella greca, il mondo appare sempre come una casa sacra: nel suo cuore brucia un fuoco, dal suo centro si innalza un’asse, e lungo quell’asse sale e discende lo spirito. “Nel centro immobile del mondo brucia il fuoco di Estia, e lungo l’asse invisibile che da esso si innalza viaggia Ermes, come lo sciamano che unisce cielo e terra”. In questa immagine si riassume un’antica verità spirituale: non c’è viaggio senza radice, né fuoco che arda senza un respiro che lo alimenti. Estia ed Ermes, il fuoco e la via, custodiscono il segreto del mondo e forse anche quello dell’anima.

© Tempio della Grande Dea Serpente – Hekate e Athena, vietato copiare. Se l’articolo ti è piaciuto, sostieni il nostro lavoro: salva, commenta, condividi.

Howard David Johnson

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.