Il Serpente
Simbolismo e potere di questo animale sacro a Dea. Ricerca a cura di Chiara Aigua, iniziata, custode e Sacerdotessa di Dea Serpente in formazione.
I serpenti occupano un ruolo ambivalente in alcune mitologie: da una parte simboleggiano il male, l’inganno o le forze del Caos, dall’altra simboleggiano la cura, protezione, sono Custodi di tesori o luoghi.
I serpenti si trovano in quasi tutto il pianeta tranne in Antartide, Groenlandia, Islanda, Irlanda, Nuova Zelanda, Hawaii. Ne esistono più di 3400 specie, di cui circa una sessantina vive in mare. Sono tutti predatori e ingoiano le loro prede intere. Con le lingue biforcute annusano l’ambiente circostante, le ossa della mandibola inferiore percepiscono le vibrazioni generate dal movimento del mondo circostante. Circa un quinto dei serpenti produce un veleno con cui è in grado di immobilizzare le prede. I loro occhi sono privi di palpebre e coperti da una membrana trasparente; questo permette loro di non chiuderli mai, evocando così un’immagine di sapienza e onniscenza.
«[…] nell’iconografia medievale, il serpente è una delle raffigurazioni più comuni del male, in gran parte per via dei primi capitoli del Libro della Genesi che riferisce come il serpente sia all’origine della tentazione di Eva e del peccato originale. Ora, le informazioni che questo testo ci fornisce sul serpente sono in definitiva molto ambivalenti. Esso è presentato come la creatura più saggia o più astuta della Creazione […] avrebbe la forma d’intelligenza più sviluppata del regno animale, cosa che, da un certo punto di vista, lo avvicina agli uomini con i quali, del resto, esso è capace di conversare.» 1
In alcuni testi miniati era raffigurato come mezzo uomo e mezzo serpente, ed è probabile che questo tipo di iconografia derivi da alcuni ibridi greco-romani a cui i miniaturisti hanno attinto come Cecrope, primo mitico re di Atene, noto per la sua saggezza o Echidna. Che sia stato antropomorfo, bipede o animale alato, la condanna che subisce il serpente fa supporre che all’inizio non fosse un rettile ma non si capisce cosa sia prima della sua caduta. La sua colpa, è non essere rimasto “al suo posto”, andando contro Dio e peccando di orgoglio. In alcuni bestiari il serpente è rappresentato come un ibrido: corpo da rettile e zampe leonine (due o quattro), testa di canide e, alcune volte, ali membranose o piumate. Tra i serpenti, a parte i rettili striscianti, sono annoverati anche i draghi e i basilischi, le lucertole erano considerate una specie di serpenti come pure salamandre e rane. Alcuni testi descrivono i serpenti e il loro veleno, a volte esagerando l’aspetto o l’effettivo veleno che iniettano. Il serpente è stato condannato a strisciare sul ventre, sulla terra di cui si suppone si nutra, ma vive anche sottoterra dove si trovava il Diavolo, la punizione peggiore che Dio può infliggere alla sua opera.
Nella Bibbia si parla del serpente di bronzo di Mosè. Esodo, 21: 4-9
«4Gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. 5Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». 6Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. 7Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. 8Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». 9Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.»
Una leggenda agiografica sull’evangelista Giovanni racconta che, alcuni miscredenti, volendo mettere alla prova la sua fede, gli diedero da bere un veleno. Lui benedisse la coppa e il contenuto divenne inoffensivo. L’iconografia agiografica ha raffigurato questo passaggio disegnando uno o più serpenti nella coppa. A partire da questa iconografia fu creato il simbolo degli speziali, i farmacisti dei nostri giorni. I serpenti sono citati anche nel Vangelo, Matteo (10, 16) “[…] siate prudenti come serpenti e semplici come le colombe”.
Nei Bestiari i serpenti non hanno solo una connotazione negativa: ci sono serpenti che depositano il loro veleno in una cavità prima di andare a dissetarsi e rappresentano il cristiano che si libera dai suoi peccati per attingere l’acqua viva della parola sacra. Il serpente che muta la pelle è l’uomo che si sbarazza della sua vecchia vita di peccatore per incontrare Cristo.
Giuliano, Flavio Claudio (detto l’Apostata), fu un imperatore romano (331 d. C.- 363 d.C.). Fu educato a Nicomedia sotto la guida del vescovo Eusebio studiano filosofia e retorica e fu educato alla fede cristiana. In una lettera dove parlava dei miti creati dai Greci mettendoli a confronto con i miti giudaico-cristiani, parlando del serpente della Genesi scrisse:
«[…] E il serpente che discorre con Eva, in quale lingua diremo che si servì? Forse di quella umana? In che cosa dunque tali cose differiscono dai miti fabbricati presso i Greci? E il fatto che Dio proibisca agli uomini da lui plasmati il discernimento del bene e del male, non segna forse il colmo dell’assurdità? Quale essere infatti potrebbe risultare più stolto di quello incapace di discernere il bene e il male? […] insomma, Dio proibì agli uomini di gustare la saggezza, della quale non potrebbe esservi nulla di più prezioso per l’uomo. Difatti, che il discernimento del buono e del cattivo sia attività propria della saggezza, è evidentissimo anche per gli insensati cosicché il serpente fu più un benefattore che non un distruttore del genere umano.»2
Nella Bibbia Samuele 28: 3-25 si cita la Pitonessa di Endor, descritta come negromante. Saul, non sentendo più Dio, chiede di parlare con lei affinché gli evochi lo spirito di Samuele.
«[…] Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose, né attraverso i sogni né mediante gli urìm né per mezzo dei profeti.7Allora Saul disse ai suoi ministri: «Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla». I suoi ministri gli risposero: «Vi è una negromante a Endor». 8Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: «Pratica per me la divinazione mediante uno spirito. Evocami colui che ti dirò». 9La donna gli rispose: «Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dalla terra i negromanti e gli indovini. Perché dunque tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?». 10Saul le giurò per il Signore: «Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda». 11Ella disse: «Chi devo evocarti?». Rispose: «Evocami Samuele».12La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse a Saul: «Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!». 13Le rispose il re: «Non aver paura! Che cosa vedi?»»3
Il serpente piumato Quetzalcóatl è una divinità tra le più conosciute della religione mesoamericana. Dio del vento e della conoscenza, rappresentava l’armonia e l’equilibrio. Associato al totelco Quetzalcóatl, i maya adoravano il serpente piumato Kukulkan, il suo culto era strettamente legato alla città di Chichén Itzá, dove si trova la famosa piramide del Sole.
La piramide del Sole di Teotihuacan è uno dei più grandi edifici dell’America Centrale. Nel giorno dell’equinozio di primavera, è possibile vedere sul profilo della piramide, la “discesa” del serpente Kukulcán sulla terra, ben visibile grazie ad un gioco di luci ed ombre sullo spigolo della piramide (per vedere il fenomeno si trovano molti filmati su YouTube).
Esistevano nei miti altri serpenti giganti come ad esempio il Leviatano, il gigantesco serpente marino citato nella Bibbia, creato da Dio ed è descritto come animale che incarna le forze del caos e della distruzione, impossibile da uccidere da un essere umano, è citato anche come animale usato per lodare la magnificenza e la potenza della creazione di Dio.
Altro serpente marino potente e terribile, personificazione del caos e della distruzione è Tiamat, dea primordiale babilonese, dea delle acque salate, madre di tutto il cosmo. Trae origine dalla dea sumera Nammu di cui prende quasi tutti gli attributi. Sarà uccisa da Marduk, suo nipote, dio civilizzatore portatore dell’ordine sulle forze del caos.
Conosciuto è anche il serpente Jörmungandr “demone cosmicamente potente”, nemico mortale degli Asi, che ucciderà e verrà ucciso da Thor durante il Ragnarök. Il serpe-mostro, “serpe di Miðgarðr”, figlio di Loki e della gigantessa Angrboða, fratello di Hel e Fenrir, fu gettato dagli dèi nell’oceano, dove giace avvolto attorno alla terra come un anello; in tutta la sua lunghezza giunge a fatica a mordersi la coda.
«Esso appare come una sorta di dio primordiale e di spirito delle acque […] il cerchio in cui è costretto rappresenta l’interezza del ciclo, il suo principio e la sua fine (per questo non è chiuso). È anche una forza vitale originaria che deve essere dominata e controllata; per questo gli dèi lo gettarono nell’oceano, cioè simbolicamente al limite dello spazio. Esso vive tuttavia anche al limite del tempo. Infatti, nonostante il tentativo di Thor di trarlo dalle profondità marine e di ucciderlo, esso sorgerà dagli abissi solo alla fine del mondo, quando combatterà con il dio un duello per entrambi mortale.»4
Il concetto di serpe come demone e nemico deriva anche dal suo rapporto con la terra, intesa come entità opposta al cielo, materialità opposta alla spiritualità. Quest’idea esprime l’antagonismo tra gli uccelli ed i serpenti e trova un riflesso nel mito di Yggdrasill, le cui radici sono tormentati e rose da serpi. Ófnir “quello che istiga” o “quello che si attorciglia” e Sváfnir “quello che addormenta (che uccide)” sono sia due dei nomi delle serpi che tormentano l’Albero del Mondo, sia due appellativi di Odino, il quale, sottoforma di serpente, entrò nella dimora di Gunnlöð, dove trafugò l’idromele della poesia.
«Tuttavia il serpe come incarnazione dello spirito di un defunto che può essere funesto per i vivi è concezione che risale assai indietro nel tempo (ciò è dovuto forse all’abitudine dell’animale di scavarsi una buca nel terreno). Il serpe diviene perciò anche guardiano severo e pericoloso di un tesoro.»5
Fanfir, si trasformò in drago-serpente per proteggere il tesoro e fu sconfitto da Sigfrido, sono custodi di luoghi i due serpenti Pitone (o Pitonessa), e Ladone. Il primo guardiano del Santuario di Delfi, ucciso da Apollo per conquistare il Santuario e porlo sotto la sua custodia; Ladone, custode del Giardino delle Esperidi dove c’era l’albero dalle mele d’oro di proprietà di Era, sarà ucciso da Ercole in una delle sue fatiche.
Nella mitologia greca e romana il serpente è simbolo di alcune divinità: Asclepio (Esculapio), dio della medicina, Igea, sua figlia (ad Abano Terme c’è una sua statua dove è raffigurata mentre tiene una coppa e un serpente è attorcigliato al suo braccio, Hermes, il cui caduceo ha due serpenti attorcigliati su un bastone con le ali, Hekate, uno dei suoi simboli è il serpente. Anche Atena e Medusa sono legate dal serpente. Le gorgoni sono delle figure molto antiche, un esempio, si possono trovare su un’anfora protoattica del pittore di Polifemo datata alla metà del secolo VII secolo a.C. rivenuta ad Eleusi le tre gorgoni (di cui Medusa priva di testa) sono raffigurate mentre corrono con le teste sproporzionatamente grandi e enormi denti. Le gorgoni erano tre, vivevano all’estremo Occidente vicino al Regno dei Morti. Avevano i serpenti per capelli, le zanne da cinghiale, le mani di bronzo e ali dorate. Steno, Euriale erano immortali, Medusa era l’unica mortale, uccisa da Perseo, che donò poi la testa di Medusa ad Atena che la pose sullo scudo. Anche le Erinni avevano serpenti per capelli. Cerbero, al posto del pelo aveva serpenti velenosi.
Nella cristianità due santi sono collegati ai serpenti: S. Patrizio e S. Brigida di Kildare. S. Patrizio è ricordato mentre li scaccia (come scacciò i pagani dall’Irlanda) mentre per S. Brigida (o la Dea Brigid) il serpente è uno dei suoi animali simbolo. Brigit/Brigida, è considerata una divinità, venerata poi come Santa nel cristianesimo. Una filastrocca riportata da Alexander Carmichael nel suo Carmina Gaelica, (una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia), raccolti e trascritti alla fine dell’800, cita: «La mattina del Giorno di Bride / Il serpente uscirà fuori dalla tana / Non molesterò il serpente / Né il serpente molesterà me.».6
Una credenza molto diffusa presso i Buddhisti Giapponesi racconta che se una donna si invaghisce di un uomo ma lui la rifiuta, lei potrebbe trasformarsi in serpente e inseguirlo per ucciderlo. La donna non riuscirebbe a controllare il suo attaccamento al piacere al punto di trasformarsi in una creatura mostruosa. Questo tema è presente in numerosi otogizoshi, vari monogatari, setsuwa (altre forme narrative) e drammi del teatro no, kabuki e joruri (teatro delle marionette).
«Le donne sono messaggere dell’inferno: ostacolano la via della salvezza. All’esterno sembrano bodhisattva, all’interno sono creature demoniache.»7
Nel folklore delle tre Venezie esiste la figura dell’Anguana, chiamata anche Agana, Subiana, Zubiana, Aiguana, Oana, Longana, Pagana, Pagagnola, sorta di ninfa delle acque, fiumi, torrenti o laghi. Di solito le Anguane sono miti e buone e aiutano gli esseri umani, a volte sono volubili e aggressive. È molto difficile descrivere dettagliatamente l’aspetto di una Anguana poiché le varianti cambiano da zona a zona: possono avere i piedi di capra o i piedi rivolti all’indietro, le mani palmate, la coda di coccodrillo, la schiena scavata, essere brutte o bellissime, avere i seni così lunghi che gettano dietro la schiena per allattare i figli sistemati in ceste sul dorso. Alcune possono trasformarsi in serpenti o metà serpenti e metà donne (o metà donne e metà pesci).
Legata ai luoghi delle Madonne Nere in Francia è la Vouivre. Il suo nome deriva dal gallico nwywer cioè vipera, serpente, era una Dea serpentiforme di probabile origine preceltica, il cui nome non è conosciuto. Il tema della Vouivre è molto diffuso nella mitologia francese. Era un drago femmina dotato di ali e si credeva che vivesse nella regione delle Alpi francesi, anche se la credenza è molto diffusa anche in Alsazia. Ha le squame brillanti come diamanti, con un granato o diamante sulla fronte, che essa depone prima di andare a bagnarsi diventando così vulnerabile. Questa pietra è talmente luminosa che, quando la Vouivre volava, sembrava avvolta dalle fiamme e per secoli in Francia si diceva che le stelle cadenti indicassero il suo passaggio.8
L’Uroboro detto anche: Uroborus è un simbolo molto antico che rappresenta un serpente che si morde la coda, ricreandosi continuamente e formando così un cerchio. È un simbolo associato all’alchimia, allo gnosticismo e all’ermetismo. Rappresenta la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno.
Il serpente di per sé è un simbolo dell’eternità per la sua capacità di mutare pelle e rinascere, si rifugia nelle profondità della terra, è il simbolo della terra stessa e delle forze telluriche, è portatore di morte (veleno) e di vita (veleno come medicina) e il cerchio è una figura che non ha inizio né fine, l’eternità e gli eterni cicli che regolano il mondo.
Nel La Storia Infinita compare l’Auryn, detto Pantakel, il Gioiello o lo Splendore, è l’amuleto dell’Infanta Imperatrice che ella dà a chi deve compiere missioni in suo nome. È costituito da due serpenti che si mordono la coda (come l’Uroboro) e sono intrecciati in modo da formare il simbolo dell’infinito. Sono uno bianco e uno nero, simbolo dell’unione degli opposti, l’interconnessione tra il mondo umano e quello di Fantàsia. Sul retro c’è la scritta “Fa ciò che vuoi” (“Compi la tua vera volontà”).
Il serpente è simbolo di vita, morte e rinascita, per la sua capacità di cambiare pelle era ritenuto immortale. L’associazione del serpente con l’acqua è osservabile nelle decorazioni delle ceramiche dal 5500 a.C. circa in poi. Dagli studi della Gimbutas è risultato che per tutto il Neolitico la Dea Serpente è stata ritratta in una postura accovacciata, spesso con gambe e braccia simili a serpenti veri. Le più celebri sculture minoiche di Dee Serpente o di sacerdotesse della Dea sono le statuette in ceramica trovate nel deposito sotterraneo del Secondo Palazzo di Cnosso. Vestite con lunghi abiti adornati con linee parallele, scacchiera e spirali, sulle braccia strisciano dei serpenti, stringono loro la vita o l’addome, spuntano dal loro copricapo.
Il serpente era anche considerato il nume della famiglia: custode del nucleo famigliare e degli animali domestici. Serpenti erano raffigurati sui larari domestici. Sotto le rappresentazioni dei Lari e del Genius della famiglia, due serpenti contrapposti con o senza barba o cresta, con uova o pigne tra loro assistevano alle offerte. Erano il simbolo del Genius Loci, lo Spirito, il Genio del luogo. Su di una parente dipinta ad Ercolano resta ancora ben visibile un sacello avvolto da un serpente con l’iscrizione “genio di questo luogo, del monte” (genius huius locis montis). A quale località si alluda è ben chiarito da un altro famoso dipinto di Pompei, in cui si può intravvedere un draco alla base del Vesuvio: era dunque il Genio del monte campano.
«[…] Nel libro V dell’Eneide, quando Enea si accinge a fare offerte sulla tomba del padre Anchise
“dai profondi recessi un viscido grande serpente trasse sette cerchi, sette volute, aggirando quietamente il tumulo, strisciando tra le are. Quello con lungo snodarsi tra i calici e le terse coppe libò le vivande, e innocuo discese di nuovo nel profondo del tumulo e lasciò i degustati altari. Perciò maggiormente rinnova le intraprese onoranze al genitore, incerto se pensare che sia il genio del luogo, o un ministro del padre”»9
Nell’Antico Egitto numerosi serpenti erano importanti nella religiosità del paese. Uno dei più famosi è Apopi, incarnazione dell’oscurità e del caos, nemico principale di Ra. Si riteneva che questa creatura fosse nata prima della creazione stessa. Ogni notte Apopi minacciava il viaggio sulla barca solare di Ra per ostacolare la rinascita giornaliera. Per via della sua malvagità questo serpente era assimilato agli aspetti della natura che sfuggivano alla comprensione umana, come terremoti o tempeste. A volte era raffigurato trafitto o smembrato da coltelli affilati, oppure raffigurato mentre la dea Bastet, sottoforma di gatto, gli taglia la testa con un coltello. La dea Meretseger “Colei che ama il silenzio” era la protettrice e la personificazione della “Montagna” (nei pressi di Deir el-Medina).
Tra i suoi epiteti si annoverano quelli di “Signora della Dehenet” (“del Promontorio”), “Grande Dehenet dell’Occidente tebano”, “Signora dell’Ovest”, “Signora della Necropoli”. Poteva essere raffigurata come serpente, spesso con un disco solare tra le corna bovine, o in forma ibrida; più raramente come una sfinge con testa di serpente e come donna. Altra dea serpente Renenutet era considerata la nutrice del re a cui assicurava un destino favorevole. Era venerata dal popolo per la buona riuscita del raccolto e come protettrice delle messi e considerata madre di Neper, dio della vegetazione. Era raffigurata nei pressi delle dispense a Deir el-Medina, con lo scopo di repellere topi, insetti e serpenti. Renutet fu adorata anche dai Greci come Thermutis e sopravvisse ai culti pagani venendo assimilata ad una santa cristiana (probabilmente associata a Santa Maria Egiziaca o alla madre di Mosè).
Uadjet, la dea cobra, divinità tutelare del Basso Egitto, personificazione dell’Ureo e della corona del Nord. Il nome significa “la Verde”, forse per riferirsi alla rigogliosa vegetazione che ricopriva gli ambienti lagunari del Delta del Nilo. Il cobra sacro Ureo rappresenta uno dei più antichi della regalità egizia. Il suo ruolo protettivo si manifesta in ambito funerario, nei testi del Nuovo Regno, dove schiere di urei trainano la barca solare e sorvegliano le porte dell’oltretomba.
Il serpente compare anche nelle carte dell’oracolo di Mademoiselle Lenormand, carta numero 7, Regina di Fiori. È ritenuta una carta di cattivo auspicio perché preannuncia una minaccia oscura e silenziosa in arrivo, frode e inganno. Ma può anche indicare un periodo rigenerante e iniziative di successo.
«Nathair offre guarigione e trasformazione. La sua capacità di scivolare nel buio attraverso le crepe delle rocce la collega all’Altromondo e dal regno Morte. È l’animale totemico Dea Terra, ed è anche del Dio Sole Padre Cielo, e rappresenta la nostra capacità di morire e rinascere. L’energia che ci permette di nascere su questa terra è energia sessuale ma per poter nascere è necessaria anche la morte.»10
Il serpente è un simbolo molto antico di morte e rinascita, cura e veleno, simbolo di conoscenza e immortalità. Visto come divinità e come demone. Simbolo di molte Dee e simbolo di molti templi moderni che sono nati o stanno nascendo nel nostro Paese. Uno di questi è il tempio della Grande Dea Serpente-Hekate e Athena, di Conegliano (TV) fondato nel 2022 da Nicla dell’Edera e Morgana Marco Vettorel. Scopo del tempio è quello di rimembrare, ricordare e guarire la Grande Dea nel suo aspetto di Dea Serpente, Signora della trasformazione e della Magia, nei suoi diversi nomi e volti. Il percorso è diviso in tre (più una) “Spire”. È un percorso ideato per diffondere la conoscenza e la tradizione della Grande Dea Serpente, che trova le sue origini nella Spiritualità di Dea, nella visione di Kathy Jones (fondatrice del Glastonbury Goddess Temple) ricevuta attraverso gli insegnamenti di Maya Vassallo di Florio e Laura Ghianda; tutto ciò è stato poi arricchito e impreziosito dalle pratiche di Stregoneria e di Core-Shamanism che da sempre hanno contraddistinto i percorsi personali di Morgana e Nicla.
Vorrei quindi far un augurio di buon inizio percorso a tutte e tutti quelle e quelli che quest’anno a ottobre inizieranno la Prima Spira e augurare un buon proseguimento del percorso alle iniziate che cominceranno la Terza Spira.

1 HECK C., CORDONNIER R., Il bestiario medievale, Einaudi, Torino, 2021, p. 526.
2 MUTTI C. (A CURA DI), FLAVIO CLAUDIO GIULIANO, Uomini e dei, le opere dell’imperatore che difese la tradizione di Roma, Edizioni Mediterranee, Roma, 2004, p.37.
4 ISNARDI G. C., I miti nordici, storie, figure, simboli, Longanesi, Milano, 1991, p. 573.
5 Ivi, p. 574.
6 Http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_imbolc.htm
7 STRIPPOLI R. (a cura di), la monaca tuttofare, la donna serpente, il demone beone, Racconti dal medioevo giapponese, Marsilio, Venezia, 2001, cit. p. 159
8 PETRA VAN CROENENBURG, Le Madonne Nere – il mistero di un culto, Edizioni Arkeios, Roma, 2004, p. 60 e nota 20
9 Https://www.romanoimpero.com/search?q=genius+loci&_gl=1*1dakefg*_ga*MTU3MjEzMjMxNC4xNzU0Mzg5MjU0*_up*MQ.. , consultato il giorno 05/08/2025.
10 CARR GOMM P., CARR GOMM S., L’oracolo dei druidi, Lavorare con gli Animali Sacri della Tradizione Celtica, Edizioni il Punto d’incontro, Vicenza, 2001, p. 82.

© Chiara Aigua per il Tempio della Grande Dea Serpente-Hekate e Athena, vietato copiare. Se l’articolo ti è piaciuto, sostieni il nostro lavoro: salva, commenta, condividi.
