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L’importanza di un corso

A volte ci viene chiesto a cosa serva frequentare un corso quando oramai possiamo ritrovare in maniera autonome, grazie a libri, podcast, video, o sui social in generale, una marea di informazioni in pratica su ogni sorta di argomento.
Per noi la risposta è già contenuta nella domanda: anche se abbiamo a disposizione una valanga di dati non è detto che abbiamo in noi il senso critico di saperli valutare e saper discernere tra le fonti attendibili e le cosiddette “fake news”… e purtroppo quest’ultimo è un fenomeno che sta dilagando su ogni argomento e con ogni materiale, un esempio recentissimo sono le immagini create con l’AI dell’ultima eclisse totale di sole che sono state massicciamente condivise perché molto spettacolari, a discapito delle autentiche foto del fenomeno accaduto. Distinguere queste immagini prodotte dalle foto non sempre è facile, ma chi si intende di astronomia ha sicuramente più strumenti e conoscenze per riconoscere gli errori e smascherarle. Ecco, quest’esempio è assolutamente applicabile anche per le ricerche nel grande panorama delle “spiritualità alternative”.
Oggigiorno troppe persone si autoproclamano esperte di ogni cosa, ed i social divengono così un megafono per ogni cosa che viene scritta o detta, l’interpretazione di una persona può venir estrapolata dal contesto e condivisa, ripetuta, modificata un ennesimo numero di volte, fino a divenire una realtà a sé stante, e presa per vera senza però conoscerne la fonte originaria. E, purtroppo, anche attraverso un corso non possiamo essere sicuri delle nozioni che ci vengono date, ma abbiamo la possibilità di interrogare direttamente l’insegnate sulla sua formazione pregressa, capire da dove trae le sue informazioni, essere indirizzati verso le sue stesse fonti (chiedendo consiglio su che libri leggere per esempio) e possiamo verificarne la coerenza. Ecco che l’insegnate diviene il primo filtro che abbiamo a nostra disposizione, soprattutto ci può permettere di riconoscere i nostri bias cognitivi che ci portano a cercare solo le informazioni che supportano la nostra tesi escludendo quelle contrarie (si, il nostro cervello tende a “farci dare ragione da soli”).
Ma consideriamo che in un corso generalmente non vi è un rapporto di 1:1 insegnate/allievo, ma ci troveremo in una “classe” eterogenea, dove avremo modo di incontrare persone che provengono da percorsi differenti, alcuni saranno neofiti di questi argomenti, altri si staranno invece specializzando su determinate tematiche; avranno età e generi differenti, storie di vita vissuta uniche, situazioni familiari e sociali personali, ecco che questo mix sarà un ulteriore terreno di confronto e crescita per ciascuno dei partecipanti, compreso l’insegnate. Compito dell’insegnate sarà creare un contenitore sano, un luogo protetto dove le persone potranno studiare insieme, interrogarsi l’un l’altro, confidarsi, aprirsi senza la paura di un giudizio, condividere momenti belli e difficili della propria vita, affrontare le ferite che percorsi del genere riportano a galla, mantenere il giusto equilibrio tra tutte le differenti personalità degli allievi e, talvolta, anche allontanare chi non è in linea con tutto ciò e con gli insegnamenti proposti. Non tutti i percorsi vanno bene per chiunque e non tutti gli insegnati vanno bene per ciascun allievo e viceversa.
Un percorso condiviso con un gruppo abituato a guardarsi negli occhi, a rispettare il silenzio attivo (ascolto non per rispondere, ma per capire) mentre un partecipante condivide un suo pensiero, che accoglie le lacrime e le risa profonde con lo stesso trasporto, crea il terreno fertile alla nascita di meravigliose amicizie, stimola un legame affettivo che talvolta può divenire unico nel suo genere. Attraverso i social siamo abituati ad avere contatti con centinaia di sconosciuti, ma stiamo disimparando a comunicare in presenza, stiamo diventando orfani di contatti umani veri, dell’abbraccio, della pacca sulla spalla, dello sguardo diretto.
Ed allora, anche se leggessimo ogni libro o articolo disponibile sulla tradizione che vogliamo conoscere mantenendo un attento spirito critico atto a distinguere le nozioni utili e veritiere da quelle fuorvianti, ci mancherebbe comunque un tassello importante: la componente umana di legame affettivo e di confronto indispensabile per una crescita spirituale/umana a tutto tondo. Non dimentichiamoci mai che siamo animali sociali!

© Nicla dell’Edera per il Tempio della Grande Dea Serpente, vietata la riproduzione anche parziale senza consenso dell’autrice.

Foto scattata durante il weekend di formazione sacerdotale,mentre alcune allieve svolgevano le pratiche insegnate

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