Equinozio di Primavera

Mercoledì 20 marzo 2024 sarà il giorno dell’equinozio di primavera.

La parola “equinozio” deriva dal latino aequĭnoctĭum, derivato a sua volta dalla locuzione aequa nox, cioè “notte uguale al giorno”.

Astronomicamente parlando, è un momento di stasi naturale in cui il giorno e la notte raggiungono uno stato di perfetto equilibrio; successivamente, l’oscurità cederà spazio alla luce crescente che, giorno dopo giorno sempre di più, ci guiderà verso la stagione estiva. Questo è il periodo in cui, la luce nata nel grembo dell’inverno, si diffonde in tutta la Natura, risvegliandola dal suo sonno invernale e conducendola a manifestazione.

Non c’è da stupirsi quindi se questa data sia stata associata, presso varie culture e epoche, alla fertilità, la vita e i nuovi inizi. Precisazione dovuta: rispetto alla stagione successiva, di Beltane, quella dell’equinozio possiede completamente l’aspetto della fertilità vegetale, che si manifesta in modi diversi a seconda della latitudine. Infatti, se nel Mediterraneo è tempo di germogli, nel Nord Europa è tempo di semina, in cui i nuovi semi vengono benedetti.

Tornando all’equinozio come inizio, è interessante sapere che, ancora oggi, sia a tutti gli effetti un inizio, per esempio nel calendario zodiacale col segno dell’Ariete. Oltre a ciò, anche se il nostro capodanno attuale risale alla festa del Dio romano Giano (primo gennaio), nella Roma arcaica l’anno cominciava a primavera, nel mese di marzo che era sacro a Marte, una divinità che non solo era di grande rilievo (in quanto padre di tutti i romani) ma un antico dio della vegetazione che nulla aveva a che fare con la guerra.

In questa stagione, presso altre tradizioni, ricorreva addirittura la nascita del mondo, come nel Mithraismo, l’antica religione persiana.

Le antiche tradizioni ci offrono numerosi miti e riti legati alla primavera, che hanno al loro centro non solo il concetto di rinascita ma anche di sacrificio, necessario per consentire il rinnovamento della vita stessa.

Uno tra tutti, che mostra bene l’idea di un sacrificio e di una successiva rinascita, è quello di Attis e Cibele (esistono molteplici versioni di questo mito ma tutte conservano il medesimo significato profondo e simbolico legato alla vita, al sacrificio, alla morte e alla rinascita della natura).

Sulla base di questo mito/divinità, dal 15 al 28 marzo a Roma si tenevano le celebrazioni in onore di Attis e Cibele e, il 22 marzo, si svolgevano i Tristia che commemoravano la passione e la morte di Attis. Il dio Attis è associato dagli studiosi a tutte le divinità legate agli antichi riti propiziatori della fertilità della terra, trovando corrispondenza in Adone (bellissimo giovane amato da Afrodite e ucciso da un cinghiale, celebrato in Grecia durante le Adonie, le feste della resurrezione di Adone) e nel mesopotamico Tammuz.

Sempre a Roma, il 5 marzo, si teneva il rito del Navigium Isidis, legato al culto della dea Iside (importato a Roma) e al mito della morte e resurrezione di Osiride grazie all’intervento della Dea stessa.

Nel mese successivo all’Equinozio si festeggiavano ad Atene le Grandi Dionisìe in onore di Dioniso, dio morto e resuscitato. La processione compiuta per celebrano portava per le strade simulacri di falli, simbolo della fertilità nel suo aspetto maschile. In ambiente ionico-attico prendevano il nome di Antesterie.

Non solo divinità maschili che muoiono e risorgono (e che saranno da spunto per il cristianesimo) ma anche divinità femminili che tornano alla vita. Ad Atene venivano celebrati i Misteri Minori Eleusini, in cui si festeggiava Persefone che ritorna nel mondo dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti.

Grazie a tutto questo bagaglio mitologico e rituale, si comprende bene come la Pasqua sia una festa con origine antiche e pre-cristiane. Come testimonianza aggiuntiva, non solo abbiamo il calcolo della festa (che, come le feste antiche, si basa su un calendario lunare) ma il nome stesso, Pasqua, che deriva dalla parola ebraica “Pesach” che significa passaggio, inteso sia come il passaggio dell’angelo annunciato da Mosè al faraone (per prendere le anime dei primi geniti d’Egitto), sia del popolo ebraico dall’Egitto fino a Canan (odierno Libano). In latino troviamo “Pascua”, con la lettera C. Questa parola, che significa pascolo, si riferiva alla pratica della transumanza. Queste parole racchiudono in loro un significato più antico e profondo, analizzato in precedenza: il passaggio dall’inverno alla bella stagione.

Molti neopagani chiamano l’equinozio di primavera con il nome di Ostara. Secondo molti di loro, questo nome deriva dalla Dea Eostre, antica divinità della primavera e dell’Est, di conseguenza associata anche alla dea Ishtar (e alcuni sostengono proprio che la pasqua deriva dalle celebrazioni per quest’ultima). Si dice che da Eostre derivano tutti i simboli che oggi giorno ritroviamo nella Pasqua (coniglio, uovo, ecc.) per non parlare del nome stesso della Pasqua in inglese: Easter. Peccato che non sia così e, che tutto ciò, sia solo un falso storico. Perché? Perché non ci sono ritrovamenti o testimonianze a riguardo (a parte una citazione da parte di Beda il Venerabile e, in seguito, i Grimm). Il motivo per cui oggi giorno l’equinozio di primavera è chiamato Ostara, è per opera di Aidan A. Kelly che, prendendo per vere queste notizie e, basandosi sull’etimologia della pasqua che proviene dai termini “east” (est) e “eos” (alba), interpretò liberamente il tutto dichiarando per vere le sue associazioni (dunque Ostara è un nome moderno, attribuito da lui solo nel 1974, insieme a Litha e Mabon, che non sono nomi veri, e originari, della ruota dell’anno).

Piccolo chiarimento riguardo ai simboli: non serve una divinità di cui non si hanno certezze per giustificare l’utilizzo di uova o lepri in questa stagione, poiché è la natura stessa che li rivela. Questo è il periodo, la primavera, del ritorno delle rondini che depositano le loro uova, e dei conigli che partoriscono i loro piccoli.

Ognuno può celebrare ciò che ritiene meglio ma è giusto conoscere la corretta informazione storica (e non far passare interpretazioni personali in verità storica).

Testo a cura di Morgana Marco Vettorel per il Tempio della Grande Dea Serpente – Hekate e Athena. Vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore.

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